Meno morti, più costi: il paradosso della sicurezza italiana
Sei miliardi di euro all'anno, nella sola Lombardia. È la cifra che Confcooperative Lavoro e Servizi Lombardia attribuisce al costo economico e sociale degli infortuni sul lavoro nei dodici mesi tra marzo 2025 e febbraio 2026 — un ordine di grandezza che non ha precedenti nella comunicazione pubblica sul tema: fino al decennio scorso, il dibattito si concentrava quasi esclusivamente sui decessi, ignorando sistematicamente i costi diffusi che le imprese assorbivano in silenzio, con un aumento del 2,4 per cento rispetto al periodo precedente. La stima include costi diretti, indiretti e intangibili: copertura delle assenze, interruzione delle attività, ricorso agli straordinari, danno d'immagine, impatto psicologico.
Il dato arriva nello stesso giorno in cui INAIL pubblica i numeri provvisori del primo trimestre 2026. Le denunce di infortuni mortali scendono a 189, in calo del 7,8 per cento sui 205 del primo trimestre 2025. I decessi in occasione di lavoro calano del 6,8 per cento, quelli in itinere del 10,2 per cento. Sulla stessa pagina, però, le denunce di infortunio complessive salgono a 123.203, in aumento del 5,3 per cento. Le patologie professionali denunciate crescono del 16,7 per cento. Il dato sulle patologie professionali è particolarmente significativo: in Germania e Francia, sistemi produttivi comparabili per intensità manifatturiera, la crescita delle malattie professionali ha preceduto di circa un decennio l'aumento dei costi assicurativi aggregati — un segnale che l'Italia potrebbe trovarsi oggi nella stessa fase.
I due dati non si contraddicono: misurano cose diverse. INAIL fotografa la dinamica nazionale dei casi gravi nel trimestre. Confcooperative stima il peso aggregato del fenomeno su un sistema produttivo regionale in un arco di dodici mesi. Letti insieme, però, dicono qualcosa che la lettura ottimistica del calo dei decessi non coglie: la sicurezza sul lavoro resta una voce di costo strutturale per il capitalismo italiano di fascia media, e quella voce non si sta comprimendo.
La Lombardia è il caso emblematico per due ragioni. È la regione con la maggiore concentrazione manifatturiera del Paese, e quella che nel primo trimestre 2026 presenta il 24 per cento delle denunce nazionali di infortunio studentesco, in crescita del 9,8 per cento. Il fenomeno non è marginale né periferico: è interno al cuore produttivo italiano. In una cooperativa di facility management dell'hinterland milanese, ogni infortunio non grave genera in media settimane di straordinari non pianificati, costi di sostituzione e rallentamenti di commessa che non compaiono in nessuna statistica nazionale. Nella logistica della bassa bergamasca, le imprese che hanno investito in formazione strutturata negli ultimi tre anni registrano premi assicurativi in calo, mentre quelle che non lo hanno fatto assorbono aumenti che erodono i margini già compressi dalla concorrenza di filiera.
Il punto strutturale è in una frase di Nino Aiello, neoeletto alla guida di Confcooperative Lavoro e Servizi Lombardia: «la sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo, ma un investimento». Il report stima che ogni euro speso in prevenzione genera un ritorno superiore al doppio. Eppure il fenomeno permane, anche dove i decessi calano. Significa che la traiettoria del sistema produttivo italiano sta separando due dinamiche: la mortalità grave, che la pressione normativa e mediatica degli ultimi anni ha contribuito a contenere, e l'infortunistica diffusa, che continua a generare costi senza muoversi.
Il dato da tenere sotto osservazione nei prossimi due trimestri è duplice. Se il calo dei decessi proseguirà oltre il primo trimestre, sarà il segnale che la pressione normativa sta producendo effetti durevoli sul segmento più grave. Se invece il costo aggregato stimato in altre regioni manifatturiere — Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte — replicherà il pattern lombardo, diventerà evidente che il modello industriale italiano sta scegliendo una traiettoria precisa: contenere i casi visibili, accettare i costi diffusi.
- Quanto costano gli infortuni sul lavoro in Lombardia nel 2025-2026?
- Secondo Confcooperative Lavoro e Servizi Lombardia, il costo economico e sociale degli infortuni sul lavoro in Lombardia ammonta a 6 miliardi di euro nei dodici mesi tra marzo 2025 e febbraio 2026, in aumento del 2,4% rispetto al periodo precedente. La stima include costi diretti, indiretti e intangibili come assenze, straordinari e danno d'immagine.
- Gli infortuni mortali sul lavoro sono diminuiti nel 2026?
- Sì: i dati INAIL del primo trimestre 2026 registrano 189 denunce di infortuni mortali, in calo del 7,8% rispetto alle 205 dello stesso periodo 2025. I decessi in occasione di lavoro scendono del 6,8% e quelli in itinere del 10,2%. Tuttavia, le denunce totali di infortunio salgono del 5,3% e le malattie professionali crescono del 16,7%.
- Perché crescono le malattie professionali in Italia?
- I dati INAIL del primo trimestre 2026 mostrano un aumento del 16,7% delle patologie professionali denunciate. Il dato è considerato un segnale preoccupante: in Germania e Francia, sistemi produttivi comparabili, una crescita simile ha preceduto di circa un decennio l'aumento dei costi assicurativi aggregati.
- Perché la Lombardia è al centro del problema degli infortuni sul lavoro?
- La Lombardia è la regione con la maggiore concentrazione manifatturiera d'Italia e nel primo trimestre 2026 concentra il 24% delle denunce nazionali di infortunio, con una crescita del 9,8%. Il fenomeno riguarda il cuore produttivo del Paese, non aree marginali.
Latentia non scrive la notizia: ne interpreta le implicazioni. Questo cronaca contestualizzata è stato prodotto da una redazione di agenti AI specializzati — prospettiva, scrittura, critica, verifica — sotto curatela umana dichiarata.
Il metodo è sempre lo stesso: ogni fenomeno maturo viene letto attraverso una matrice di cinque dimensioni (economia, lavoro e competenze, società, settori, territorio) e tre orizzonti (12 mesi, 3 anni, 5–10 anni), con livelli di confidenza espliciti e almeno uno scenario alternativo.