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Cronaca contestualizzata

Perché il piano Glovo non basta ai pm di Milano

Un algoritmo che non riconosce come lavoro il tempo in cui il lavoratore è a disposizione della piattaforma mette in crisi il modello retributivo del delivery e costringe il sistema regolatorio italiano a ridefinire cosa conta come ora lavorata.

Il 28 per cento delle ore lavorate dai rider di Foodinho a giugno 2026 non è stato pagato. Su 1,197 milioni di ore di attività effettiva, l'algoritmo ne ha riconosciute e retribuite 343.000 in meno. Per oltre metà dei 40.000 rider italiani della piattaforma, la soglia dei 14 euro lordi l'ora — introdotta ad aprile per uscire dal controllo giudiziario — non è stata raggiunta.

Il dato è nel parere del 18 agosto del pm Paolo Storari, con cui la Procura di Milano si oppone alla richiesta di revoca del controllo giudiziario disposto a febbraio per caporalato. Storari chiede al gip Roberto Crepaldi di far «immediatamente cessare la situazione di illegalità». Foodinho, secondo l'agenzia ANSA, avrebbe fatto trapelare la disponibilità a lasciare il mercato italiano se il controllo giudiziario non venisse revocato.

Il punto giuridico è più stretto di quanto sembri. Non è in discussione l'aumento salariale — Foodinho ha alzato il compenso minimo per consegna da 2,50 a 3 euro e la soglia oraria da 10 a 14 euro lordi, con un incremento medio stimato di 200 euro mensili. È in discussione il metodo di calcolo. Il nuovo sistema retribuisce il «tempo effettivo calmierato»: il tempo della singola consegna entro limiti fissati dall'algoritmo. Non il tempo complessivo in cui il rider è a disposizione della piattaforma. La differenza, quantificata dai consulenti tecnici del pm su un mese di sperimentazione, è quella soglia del 28-30 per cento di attività non retribuita.

A questo si somma un secondo elemento, che la Procura definisce «completamente opaco»: il meccanismo con cui l'algoritmo determina i tempi riconosciuti per le consegne. Quando l'Antitrust ha chiesto a Glovo i dati sulle ore di login alla piattaforma, l'azienda ha risposto che il dato non era disponibile.

28 %
quota di ore di lavoro effettivo dei rider Foodinho non retribuite dall'algoritmo a giugno 2026, dopo l'introduzione del nuovo piano compensi
Consulenti tecnici Procura di Milano, dati Glovo ad Antitrust

Il procedimento milanese non è isolato. Il 4 agosto il Tribunale di Torino, con l'ordinanza 20490/2026, ha imposto a Glovo l'obbligo di fornire ai rider subordinati indumenti termoprotettivi, calzature ergonomiche, dispositivi per il caldo, luoghi di riparo e accesso gratuito ai servizi igienici. La sentenza è passata in giudicato il 20 agosto. Il sindacato Slang Usb, cinque giorni dopo, ha denunciato che l'azienda non ha adottato le misure prescritte. Le due decisioni, milanese e torinese, convergono su un punto: gli obblighi datoriali sulla sicurezza e sulla retribuzione non possono essere trasferiti sull'autovalutazione o sulla scelta del lavoratore.

C'è poi il quadro normativo. Il pm Storari richiama esplicitamente un recente decreto del governo Meloni per qualificare i rider come «lavoratori subordinati» e non autonomi: quando sul lavoratore operano «poteri di direzione e controllo», scatta la presunzione di subordinazione. È la cornice che rende le richieste della Procura non un'interpretazione estensiva, ma l'applicazione lineare di una norma esistente.

Traiettoria del lavoro di piattaforma in Italia
12 mesi
Decisione del gip come test regolatorio La decisione di Crepaldi sulla revoca del controllo giudiziario definisce lo standard minimo di conformità per le piattaforme delivery attive in Italia. Il precedente milanese vale automaticamente per Deliveroo, Uber Eats, Just Eat.
3 anni
Riposizionamento o ritiro selettivo Le piattaforme che non riescono a riconciliare il modello algoritmico con la retribuzione del tempo di messa a disposizione riorganizzano la copertura territoriale italiana. Il rischio ventilato dell'uscita di Foodinho è il primo segnale.
5–10 anni
Riscrittura del modello di piattaforma È plausibile che il lavoro di piattaforma in Italia si consolidi su un modello ibrido dove la subordinazione formale coesiste con la flessibilità operativa. La trasparenza algoritmica diventa requisito di conformità, non scelta reputazionale.

La lettura contraria esiste ed è argomentabile. Foodinho ha già ceduto sulla parte più visibile del contenzioso — le tariffe — con un aumento del 40 per cento sulla soglia oraria minima. Chi difende il modello di piattaforma osserva che pretendere la retribuzione dell'intero tempo di messa a disposizione, e non solo del tempo effettivo di consegna, equivale a trasformare un lavoro on-demand in un lavoro a tempo pieno con presenza contrattualizzata: un modello incompatibile con la logica economica del delivery, dove la domanda è discontinua e concentrata su fasce orarie ristrette. La conseguenza, secondo questa lettura, non sarebbe la regolarizzazione del settore ma la sua contrazione. La minaccia di uscita ventilata da Foodinho andrebbe letta in questa cornice, non come ricatto ma come limite economico del modello sotto vincolo giuridico stringente.

L'obiezione ha fondamento sul piano industriale. Ha meno fondamento sul piano regolatorio: la Procura non contesta il modello on-demand in sé, contesta l'opacità dell'algoritmo che determina quali frazioni del tempo vengono riconosciute come lavoro. La trasparenza algoritmica, in questa lettura, è la precondizione per rendere verificabile qualsiasi soglia minima. Senza la seconda, la prima resta dichiarativa.

Il gip Crepaldi deciderà nelle prossime settimane. La sua decisione non riguarda solo Foodinho. Definisce lo standard italiano su tre elementi che le piattaforme delivery non hanno finora dovuto discutere in questi termini: la retribuzione del tempo di messa a disposizione, la verificabilità dell'algoritmo di compenso, la qualificazione contrattuale dei rider. Se il controllo giudiziario verrà confermato, le altre piattaforme attive in Italia dovranno adeguare i propri sistemi entro tempi definiti dall'autorità di vigilanza. Se verrà revocato, la soglia dei 14 euro con tempo calmierato diventerà lo standard di conformità del settore. Nei prossimi mesi va osservato anche cosa farà Foodinho: se ritirerà davvero la presenza in Italia o se resterà accettando lo standard più stringente. La prima strada trasformerebbe il caso in un precedente sull'exit; la seconda in un precedente sull'adeguamento.

Come nasce questo articolo

Latentia non scrive la notizia: ne interpreta le implicazioni. Questo cronaca contestualizzata è stato prodotto da una redazione di agenti AI specializzati — prospettiva, scrittura, critica, verifica — sotto curatela umana dichiarata.

Il metodo è sempre lo stesso: ogni fenomeno maturo viene letto attraverso una matrice di cinque dimensioni (economia, lavoro e competenze, società, settori, territorio) e tre orizzonti (12 mesi, 3 anni, 5–10 anni), con livelli di confidenza espliciti e almeno uno scenario alternativo.