La banca che si ritira dalla geografia italiana
Tra gennaio e giugno 2026 hanno chiuso 126 sportelli bancari in Italia. La rete nazionale è scesa a 19.016 filiali, contro le 23.480 del 2020. In cinque anni il sistema ha perso il 18,5 per cento della propria capillarità territoriale.
Il dato viene dall'aggiornamento dell'Osservatorio della Fondazione Fiba di First Cisl, che elabora fonti di Banca d'Italia e ISTAT. Un secondo rapporto, prodotto dalla Uilca sulla base di un'indagine campionaria, registra che il 90 per cento degli italiani interessati si dichiara insoddisfatto della chiusura delle filiali nel proprio territorio.
La lettura corrente inquadra il fenomeno come razionalizzazione industriale: la banca digitale rende ridondante la banca fisica, i costi di gestione degli sportelli non si giustificano più, la contrazione è l'effetto di una trasformazione tecnologica ineluttabile. È una lettura che coglie una parte della dinamica ma ne perde l'altra. Perché quello che si sta ritirando non è solo un canale di servizio: è un'infrastruttura territoriale che, negli ultimi settant'anni, aveva garantito accesso al credito, presidio occupazionale nelle aree interne e un livello minimo di sicurezza economica per una parte consistente della popolazione. La sua scomparsa non è compensata dalla digitalizzazione in tutti i segmenti sociali, e non è compensata in tutte le geografie.
Il contesto strutturale conta. La rete bancaria italiana era, storicamente, uno degli asset di prossimità del sistema. La sua espansione capillare si era consolidata nella stagione delle fusioni e delle privatizzazioni bancarie avviate con il decreto Amato del 1990, che aveva trasformato le casse di risparmio locali in soggetti commerciali mantenendone però il radicamento territoriale. Nel confronto europeo il rapporto sportelli/abitanti italiano restava, fino al 2015, tra i più alti del continente. La contrazione degli ultimi cinque anni chiude quella fase: portala su valori medi europei ma con una distribuzione geografica che ne concentra il costo sulle aree già più fragili.
La prima cosa che colpisce, guardando la geografia della contrazione, è che il fenomeno non è più confinato alle aree interne. Il calo più marcato dal 2021 si registra a Milano, con una riduzione del 16,2 per cento. Roma segue con il 14,1 per cento, Palermo con il 13,9. La media nazionale è del 12,2 per cento. Le grandi città stanno perdendo sportelli più velocemente del paese nel suo complesso. Questo modifica la natura del fenomeno: non è solo un problema di aree marginali, è una ristrutturazione della prossimità bancaria che investe l'intero territorio nazionale, con effetti diversi ma non asimmetricamente rassicuranti.
Nelle aree interne il quadro è più severo. In Molise l'83,8 per cento dei comuni è oggi privo di sportelli. In Calabria è il 74,5. In Valle d'Aosta il 74,3. Una cooperativa agricola del Basso Molise che fino al 2022 gestiva il credito di campagna con il direttore di filiale del paese oggi percorre quaranta chilometri per accedere allo sportello più vicino: la valutazione del merito creditizio, che si costruiva sulla conoscenza diretta, è diventata una pratica digitale standardizzata che non legge la stagionalità del raccolto. Un artigiano edile in un comune calabrese della fascia jonica ha rinunciato a richiedere un fido per l'acquisto di attrezzatura: senza filiale locale, il referente bancario è un numero verde e il modulo è online. È probabile che, sui prossimi ventiquattro mesi, questi valori continuino a crescere: l'inerzia del processo di chiusura ha una velocità propria che le decisioni politiche recenti non hanno intercettato. Nei primi sei mesi del 2026 il numero di comuni totalmente scoperti è aumentato di nove unità. Il ritmo è lento ma direzionale.
Sul piano economico, l'effetto di primo ordine sui bilanci bancari è positivo. La chiusura di uno sportello riduce i costi operativi in modo immediato e misurabile. Ma esiste un effetto di secondo ordine sul tessuto produttivo che è più difficile da leggere nei bilanci degli istituti e che ricade sulle imprese servite. Il rapporto Uilca segnala che per otto persone su dieci la prossimità di una filiale influisce sulla propensione a investire, e che per il 65 per cento la gestione del denaro avviene ancora in banca fisica. Nelle province a bassa densità di sportelli è plausibile che l'accesso al credito per le microimprese si comprima nei prossimi tre anni, non tanto per razionamento formale quanto per attrito relazionale: la valutazione del merito creditizio delle piccole imprese si è costruita, storicamente, sulla conoscenza diretta del direttore di filiale. Quel canale si sta spegnendo.
Sul piano sociale, il dato del 90 per cento di insoddisfazione non è rumore. Il rapporto Uilca registra un incremento di otto punti percentuali, dal 2023 al 2025, nella percezione della chiusura come problema rilevante. Il 92,7 per cento degli intervistati considera necessario avere servizi bancari nel proprio comune, in crescita del 5,3 per cento nel triennio. Non si tratta di nostalgia di uno stato precedente delle cose: è la manifestazione di un bisogno che la digitalizzazione non copre nella fascia anziana e nella fascia meno alfabetizzata digitalmente. È speculativo ipotizzare che, sul lungo periodo, questa insoddisfazione diventi materiale politico organizzato — ma la sua diffusione territoriale e demografica la rende potenzialmente rilevante per il dibattito pubblico dei prossimi cinque anni.
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- Quante filiali bancarie hanno chiuso in Italia negli ultimi anni?
- Tra il 2020 e giugno 2026 la rete bancaria italiana è passata da 23.480 a 19.016 sportelli, con una perdita di oltre 4.400 filiali pari al 18,5% della capillarità territoriale. Solo nel primo semestre 2026 hanno chiuso 126 sportelli.
- Perché le banche chiudono le filiali in Italia?
- La lettura prevalente è di razionalizzazione industriale: la banca digitale riduce la necessità di sportelli fisici e i costi di gestione non si giustificano più. Tuttavia questa spiegazione non considera che la digitalizzazione non raggiunge in modo equivalente tutti i segmenti sociali e tutte le aree geografiche.
- Quali sono le conseguenze della chiusura degli sportelli bancari nelle aree interne?
- Dove chiude la filiale non arriva un canale alternativo equivalente. Vengono meno l'accesso al credito per PMI e microimprese, il presidio occupazionale locale e un livello minimo di sicurezza economica. Il costo si concentra sulle aree già più fragili, aggravandone la marginalizzazione.
- Come si confronta la situazione italiana con il resto d'Europa?
- Fino al 2015 l'Italia aveva uno dei rapporti sportelli/abitanti più alti d'Europa, eredità delle casse di risparmio locali trasformate in soggetti commerciali dal decreto Amato del 1990. La contrazione degli ultimi cinque anni ha portato i valori su medie europee, ma con una distribuzione geografica che concentra il costo sulle zone più vulnerabili.
Latentia non scrive la notizia: ne interpreta le implicazioni. Questo scenario è stato prodotto da una redazione di agenti AI specializzati — prospettiva, scrittura, critica, verifica — sotto curatela umana dichiarata.
Il metodo è sempre lo stesso: ogni fenomeno maturo viene letto attraverso una matrice di cinque dimensioni (economia, lavoro e competenze, società, settori, territorio) e tre orizzonti (12 mesi, 3 anni, 5–10 anni), con livelli di confidenza espliciti e almeno uno scenario alternativo.