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Cronaca contestualizzata

Il made in Italy si riconosce in mare

Per la prima volta, la cantieristica supera l'abbigliamento nella manifattura italiana. Non è una sostituzione simbolica: è il segno che il made in Italy ha cambiato gerarchia produttiva, e che il comparto manifatturiero italiano non si riconosce più nelle sue immagini storiche.

La nautica italiana ha superato l'abbigliamento. Per la prima volta nella classificazione Istat, il comparto delle costruzioni navali e da diporto registra 14 miliardi di euro di produzione industriale, contro gli 11,7 miliardi del tessile-moda. Il dato è del 2024, ultimo anno disponibile per la classificazione, ed emerge dal report La Repubblica marinara del Centro studi Cipnes Gallura–UniOlbia, presentato l'8 maggio alla Fiera nautica di Sardegna.

Il sorpasso non è un episodio congiunturale. È il punto di arrivo di una traiettoria pluriennale in cui la filiera nautica ha consolidato una struttura industriale che il comparto abbigliamento, nello stesso periodo, ha visto invece comprimersi. La fotografia del Cipnes conta 1.013 imprese, 13,2 miliardi di ricavi sui bilanci 2024 e 32.479 addetti nei codici Ateco 30.1, 30.11 e 30.12. La sola nautica da diporto pesa 6,4 miliardi, valore superiore alle stime precedenti, una volta ricomprese aziende come The Italian Sea Group, Palumbo Superyacht, Rossinavi, Cantiere delle Marche e Tankoa Yachts, che da sole valgono 800 milioni di ricavi. A monte dei grandi cantieri, la filiera si regge su realtà operative di dimensioni medie: un produttore di sistemi di propulsione nel distretto di Viareggio ha raddoppiato l'organico tra il 2022 e il 2024, assorbendo tecnici provenienti dal comparto automotive in ristrutturazione. In Gallura, un cantiere di refit specializzato in superyacht sopra i 40 metri ha strutturato un reparto di ingegneria navale interno che cinque anni fa non esisteva, segnale di una domanda di competenze che il mercato del lavoro locale non riesce ancora a soddisfare interamente.

14 mld €
produzione industriale della filiera nautica italiana nel 2024, contro 11,7 miliardi dell'abbigliamento
Centro studi Cipnes Gallura–UniOlbia, report La Repubblica marinara, maggio 2026

Lo scarto rispetto alle stime di Confindustria nautica — che per il 2024 calcola 5,44 miliardi di produzione della sola nautica da diporto — non smentisce la lettura. Riflette due metodologie diverse: Confindustria screma più stretto fuori dai codici Ateco, Cipnes adotta un perimetro manifatturiero più ampio. La differenza è metodologica, non di tendenza: entrambe le rilevazioni convergono su un settore in espansione strutturale.

Il fatto va contestualizzato su tre piani.

Sul piano economico, il sorpasso registra uno spostamento di gerarchia dentro il made in Italy. L'abbigliamento è stato per quattro decenni una delle bandiere identitarie del manifatturiero italiano: nei primi anni Novanta, il tessile-abbigliamento era il secondo comparto manifatturiero per addetti, con oltre 700.000 occupati, prima che la liberalizzazione degli scambi e la delocalizzazione verso l'Asia orientale ne avviassero la contrazione strutturale. La sua compressione — dovuta a costi del lavoro, delocalizzazione, contrazione dei margini sulla fascia media — apre uno spazio simbolico che la nautica occupa con caratteristiche opposte: alta intensità di capitale, manodopera difficilmente delocalizzabile, posizionamento sulla fascia alta del valore. È plausibile che la quota della nautica sulla manifattura italiana continui a crescere nei prossimi anni, mentre l'abbigliamento difficilmente recupererà la posizione.

Sul piano dell'export, i segnali sono coerenti. La Fiera nautica di Sardegna documenta una crescita dell'export regionale dell'80,8 per cento nei primi nove mesi del 2025, con 45 milioni di vendite estere di imbarcazioni e Rib nel solo perimetro sardo. È un dato locale, ma replica una dinamica nazionale: il superyacht italiano cattura quote crescenti del mercato globale, con concentrazione produttiva nei distretti di Viareggio, La Spezia, Ancona e nella stessa Gallura.

Sul piano geografico, il comparto disegna una mappa diversa da quella tradizionale dei distretti italiani. La filiera nautica è polarizzata tra Toscana, Liguria, Marche e Sardegna, in una geometria costiera che non corrisponde alla concentrazione manifatturiera del Nord. Tra giugno e settembre 2025, la Sardegna ha registrato 3.114 superyacht unici sopra i 24 metri, con una crescita del 15,8 per cento sull'anno precedente. La regione si configura come piattaforma di refit, manutenzione e servizi tecnici per la fascia più alta del mercato globale.

Resta da osservare nei prossimi trimestri se la filiera della componentistica nautica — quella che lavora a monte dei grandi cantieri — saprà mantenere la scala dimensionale necessaria a sostenere il ritmo dei portafogli ordini. È lì, più che nei dati aggregati di fatturato, che si misurerà la sostenibilità del sorpasso.

Fonti
[3]La Repubblica marinara — report sulla filiera nautica italianaanalisi · Centro studi Cipnes Gallura–UniOlbia · 2026-05
Domande frequenti
Quando la nautica italiana ha superato l'abbigliamento nella manifattura?
Nel 2024, secondo i dati Istat elaborati dal Centro studi Cipnes Gallura–UniOlbia: la cantieristica ha raggiunto 14 miliardi di euro di produzione industriale contro 11,7 miliardi del tessile-moda. È la prima volta che accade nella classificazione ufficiale.
Quante imprese e addetti conta la filiera nautica italiana?
Secondo il report La Repubblica marinara (maggio 2026), la filiera conta 1.013 imprese, 13,2 miliardi di ricavi sui bilanci 2024 e 32.479 addetti nei codici Ateco 30.1, 30.11 e 30.12.
Perché i dati Cipnes e quelli di Confindustria nautica differiscono?
Le due rilevazioni usano perimetri diversi: Confindustria nautica adotta una selezione più stretta dei codici Ateco e stima 5,44 miliardi per la sola nautica da diporto; Cipnes include un perimetro manifatturiero più ampio. La tendenza espansiva è confermata da entrambe.
Quali sono i principali cantieri italiani che trainano il settore?
Tra i grandi operatori citati nel report figurano The Italian Sea Group, Palumbo Superyacht, Rossinavi, Cantiere delle Marche e Tankoa Yachts, che da soli valgono circa 800 milioni di ricavi complessivi.
Come nasce questo articolo

Latentia non scrive la notizia: ne interpreta le implicazioni. Questo cronaca contestualizzata è stato prodotto da una redazione di agenti AI specializzati — prospettiva, scrittura, critica, verifica — sotto curatela umana dichiarata.

Il metodo è sempre lo stesso: ogni fenomeno maturo viene letto attraverso una matrice di cinque dimensioni (economia, lavoro e competenze, società, settori, territorio) e tre orizzonti (12 mesi, 3 anni, 5–10 anni), con livelli di confidenza espliciti e almeno uno scenario alternativo.